venerdì 25 novembre 2005

Della Tecnologicologia

La facoltà di Filosofia gode di pessima fama: considerata fucina di disoccuppazione garantita, è maltrattata da coloro che dispensano consigli a maturati o maturandi attanagliati da dubbi sul proprio futuro. «Laurearsi in Filosofia: un male da contenere», questo lo si sa. Avrei però da commissionare (molto come stimolo intellettuale, ben poco in quanto a prebende promesse) a questi sfaticati di neofilosofi un lavoretto niente affatto male: descrivere i tortuosi sentieri intrapresi dalla paroletta “etica” nei mass media italiani. Una volta tracciata questa sorta di mappa, grazie ai nostri nuovi Benedetti Croce avremo finalmente misurato di quanto il significante abbia ormai distanziato il significato. A naso, direi un abisso. Che il destino sia lo stesso toccato a «biologico», «biodegradabile», «naturale», etc.? Sospetto abbia fatto la stessa fine del significato cristiano di Natale e Pasqua nelle storie di Harry Potter, del tutto desaparecido. Basti dire che di etico abbiamo comitati, banche, fondi comuni, caffé, negozi, magari assessorati. Ma tutta questa “etica” viene (giustamente?) polverizzata dalla frequenza statisticamente impressionante con cui incontriamo frasi del tipo «Al di là degli aspetti etici...». L'etica è un aspetto, cari neofilosofi, non lo sapevate?

Il settimanale tecnologicològico (ossia produttore di logoi sul logos della/sulla techne) Nova24 del Sole24ore propone spesso riflessioni accattivanti sui destini del nostro mondo e mai si fa mancare riferimenti all'etica. E neppure alla teoresi. Tipo un discorso sul tempo e la creazione enunciato da Paul Davies qualche anno fa, dove di riflessione metafisica vera e propria si vedono riflessi ed ombre in lontananza.

Una volta (ma proprio un bel po' di tempo fa) la filosofia si voleva pappare un po' della torta che spettava alla scienza naturale. Ora invece è «la Scienza» a pretendere di mandare in pensione (o al centro sociale) quella riflessione filosofica non suddita di categorie sì dignitosissime, ma appartenenti ad altri ambiti. Càpita che i grandi professionisti della Fisica si dimostrino veri e propri dilettanti quando si cimentano con la metafisica (e magari dedicheremo una futura puntata su queste gaffe).

Con l'infinito timore di dire baggianate sono convinto:
  1. che quanto finora detto sia la dimostrazione del supremo bisogno di Filosofia vera, di metafisica rigorosa;
  2. che il bisogno metafisico non viene superato né dalla teoria fisica, né dalla tecnologia: si vuole sostituire la teoretica con la fisica, ma si perde di vista il Fondamento;
  3. se si perde il Fondamento, su che cosa diavolo sapremo innestare un'Etica che non si limiti ad essere una gemella mancata della sua barocca sorellastra, l'Etichetta?

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