Fatto sta che l'articolo «Fermare l'Aids, occasione persa» pubblicato a p. 8 su Nòva24, supplemento del giovedì del Sole 24ore, rappresenta a suo modo una salutare flebo nel contesto della giornata mondiale sull'AIDS del primo dicembre. (Mi piacerebbe discutere di SIDA e non di AIDS: dev'essere ancora spiegato il perché dell'uso di un acronimo straniero quando la stessa sigla derivata dalla contrazione delle parole neolatine renderebbe un servizio alquanto più efficace alla conoscenza del fenomeno. Bah!)
L'articolo è un'intervista di Francesca Cerati a Mauro Moroni, infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano. Le parole del medico sono di una chiarezza e di una onestà davvero rare nel contesto in cui gli intellettuali e la mezza cultura nostrane sono soliti infilare problemi molto più grandi di loro. Le televisioni, in questo, sono specchio perfetto delle culture che vorrebbe
ro esprimere: di conseguenza, chi ritiene che un pezzo di plastica possa essere, con gaiezza e certezza, baluardo indefettibile al Male, si è sforzato di rendere divertente e il meno mammesco possibile l'invito a trombare con chiunque sì, ma col profilattico.Il dott. Moroni si dimostra scienziato onesto e preciso. Sia nel compito di delineare il problema sia nel momento in cui gliene viene chiesta una lettura personale. Sono quasi fulminanti nella loro immediatezza frasi del tipo: «la gente si considera immune e si ammala per incoscienza o disattenzione»; «in ogni caso essere sierpositivi significa rivedere la propria progettualità, nel campo affettivo e sessuale, e accettare di assumere farmaci tutti i giorni della propria vita»; «la ricerca è costellata di delusioni»; «a livello planetario la prevenzione ha clamorosamente fallito», «l'unico serbatoio per l'Hiv è l'uomo»; «ci troviamo ad ammettere il fallimento delle opere di prevenzione, che non dipende dal fatto che si è investito poco».
Riportiamo queste affermazioni, mai gratuite e ampiamente giustificate all'interno dell'intervista, annotando che non una volta compaiono i termini profilattico e Chiesa. Converrete con me, un fatto senz'altro formidabile. Moroni parla anche di «comportamenti igienicamente scorretti», parole eufemistiche, che ci consegnano il referto di uno sguardo prettamente medico. Ma qui sta il punto: questo e solo questo viene richiesto ad un medico. Per il vero anche Moroni ci dà la sua “posizione”, ma questa suona davvero sorprendente: «Quando si ha a che fare con comportamenti che di per sé hanno un alto tasso di emozionaltà come la droga e la sessualità è difficile pensare che tutti siano pronti nel recepire i messaggi [di prevenzione, di avvertimento] e trasferirli in una modificazione dei comportamenti». Si dirà che sono parole equivoche, per lo meno nel senso etimologico, opposto di “univoche”, ma risultano preziose proprio per questo. Chi come Moroni per professione deve dare giudizi scientifici e medici su questioni scottanti e pressanti come la diffusione di questo virus nella popolazione mondiale, non ha una visione monolitica e necessariamente banalizzante i temi morali.
Il guadagno che si ricava dall'intervista al dott. Moroni è prezioso: è inutile accanirsi contro coloro che descrivono il problema AIDS (SIDA) come sintomo di uno scompenso morale, e timidamente propongono un approccio ABC (Abstinence, Be faithful, Condom: astinenza, fedeltà al coniuge e - extrema ratio - condom); ancora più inutile appare il massiccio finanziamento di campagne dove si tenta l'impossibile. Ossia la trasmutazione dell'oggetto che la mia generazione (e qualcuna delle precedenti) ha elevato a strumento di liberazione da certe responsabilità nel simbolo stesso della responsabilità e della sicurezza. Rimangono forse, buoni quanto oziosi, esercizi di stile, fotografico o cinematografico che sia.
Il problema dei problemi è il «cuore guasto» dell'Uomo. Oltre ad essere il serbatoio per l'HIV, è il serbatoio di ogni odio e di ogni sporcizia. Lì unicamente risiede l'abisso di mistero che spiega ma non risolve le ingiustizie e gli orrori, nel cui catalogo compare anche la «peste del 2000».
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