giovedì 19 luglio 2007

Fuggire, sì, ma dove?

Comunismo dittatoriale, traffico d'armi, sfruttamento della prostituzione,… non sembrano essere argomenti da affrontare là dove la musica pompa energia per lo shakeraggio dei corpi e le parole sparate dalle casse si spogliano del proprio valore semantico, mostrandosi come le ha fatte mamma: suoni frizzanti e cupi, rullanti e flosci. Sulla pista c'è spazio solo per brevi inni alla nazione Divertimento. Uaaaai-èm-si-éi… tanto per esemplificare, e chissà cosa significa YMCA? E invece anche nei divertimentifici si affrontano inconsapevolmente temi come quelli con cui ho esordito.

La cocaina è ovunque. Epidemica, dicunt. In trent'anni non l'ho mai vista live, quindi mi ritengo fortunato, ma mi chiedo anche se esista veramente o se non sia piuttosto un'invenzione giornalistica. Ossessionato da notiziari e approfondimenti sul tema, mi capita di essere in disco; mi sto rompendo; sbofonchio quanto schifo faccia l'attorno; mi deprimo in intellettuale isolamento; poi, di colpo, rimango coinvolto. Il fatto è presto detto: poco prima ho sentito vibrare da ogni bocca che mi circonda, distinto dopo breve respiro, un sentitissimo "RUMMECOCAINA… ZAZÀ!". Rum, la medicina che spacciano per liquore; cocaina, la ggiòga per eccellenza. Scandalizzato chiedo chi ha parlato, chi caspita ha parlato, chi è quel lurido... e mi dicono che la fatina buona in questione è nientemeno che Raffaella Carrà.

Ah. Hai capito la Carrà… La sua sempreverde Maracaibo, tanto ascoltata quanto sconosciuta in quei particolari, che vado prontamente a cercare. «Da 88 a 102 km/orari: burrasca fortissima, alberi sradicati o schiantati; onde alte da 7 a 10 metri che impediscono la visibilità»: questo è il mare forza nove. Scopro però che la Carrà c'entra poco. Anzi, è sancito wikipedicamente che l'attribuzione erronea è diffusa. Fu una certa Lu Colombo a cantare per prima la forza del mare caraibico. E cantava di una trafficante d'armi, Zazà, che se la faceva col dittatore cubano Castro. La Colombo, assieme all'oggi più famoso David Riondino, a metà anni settanta sentirono la storiella piccantina di Fidèl fatto becco da una ragazza che spacciava materiale bellico e cercava in altri la gioia che il Barbudo non le regalava a sufficienza, perché troppo impegnato “in cordigliera”. Scopertosi connuto Castro cerca di liberare Cuba e il mondo intero dall'insolente ragazza. Ma Zazà, almeno lei, sfugge alle pallottole rivoluzionarie, forse da lei stessa fornite, via mare. La forza nove gioca brutti scherzi, abbiamo visto, e nel caso di Zazà significa far conoscenza con uno squalo. Il corpo della ragazza testimonierà per sempre l'incontro conservando la ferita seghettata da mostrare previa gentile richiesta. Monotono il destino della nostra: abbandonati il traffico clandestino e l'adrenalina, una sedentarietà borghesuccia ad amministrar puttane porta allo sfacelo fisico, cui contribuiscono alcool e droga coi quali Zazà prova a sintetizzare le emozioni perdute. Regina e splendida, forse, ma di stazza chili 130.


Pensi di aver trovato un inno alla droga da rinfacciare alla gioventù discotecara degli ultimi venticinque e passa anni, e ti ritrovi una storiella autocensurata da discografici prudenti (o rossi), che fan diventare Miguel quel che era Fidel, dittatore marxista-leninista a caccia dell'amante un po' zoccola, la quale perdipiù finisce devastata da ron y cocaína: quasi un monito per ricordare che l'abuso porta con sé obesità e bruttezza. Niente spot per la polvere bianca, mi arrendo.


Eppure, non so come, non so perché, ma se ripenso all'attimo dell'agnizione, a quella scintilla, scaturigine del tutto, rimane un tarlo: la convinzione che il pubblico danzante, in quell'urlo, cercato dal popolo e comandato dal dux-dj, emettesse una gioia sfacciata, se non addirittura un godimento brutale. L'unico reale dubbio che residua è se quel grido consegni la testimonianza di un'esperienza sublime parecchio diffusa o sia invece segnale di un'incontenibile - chiamiamola così - voglia-di-qualcosa-di-buono. Cocaina epidemica anche a Cremona? Tanta quanto il rum scolato nei locali? L'epidemia, se c'è, insiste a non tangermi. Facile notare che la gran parte di noi per divertirsi ingurgiti solidi e, soprattutto, liquidi e non si attardi a cavarne sapori e profumi da distinguere, catalogare e meditare. Una regola simile vale anche mentre balliamo e saranno le luci, saranno i corpi, ma non prestiamo la minima attenzione alla patetica storia di una cubana in fuga. Preferiamo vibrare al tempo dei quarti che martellano - convintissimi - rummecocaina… Zazà.

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