domenica 2 settembre 2007

Politica doganale

“Dai rosso al rosso e verde al verde
e avanti pure la nave non si perde…”

Così recita l'incipit della Filastrocca della Navigazione. Le imbarcazioni devono esporre due fanali per la navigazione notturna: a dritta un fanale verde, a mancina uno rosso. Da qui poi la regola generale che se dài il tuo fanale rosso a quello rosso della imbarcazione che incroci, non ci sono particolari problemi di manovra (e «la barca non si perde»). Così vale per il verde, che vale proprio come il verde del semaforo stradale: via libera per l'imbarcazione che vede verde; se vedi rosso, devi manovrare.

Può benissimo darsi che la filastrocca della navigazione fosse ben presente a chi per primo ha ideato accessori che mostrano il proprio status sentimentale. Mi riferisco ad anelli, collane, bracciali, etc. che permettono di esporre i colori rosso e verde (magari pure il giallo) per far capire ai numerosi partecipanti di una serata, in modo si spera discreto ma diretto, “guarda sono libera”, “guarda sono già a posto”. (L'utilizzo del genere femminile per l'aggettivo è dovuta alla maggiore frequenza con cui le ragazze sono approcciate da maschi rispetto all'evento contrario).

Dài verde al verde, quindi: un ragazzo libero può avvicinare una “verde” con una maggiore probabilità di successo per due motivi: la figliola non dovrà inventare strani giri di parole per scaricarti giustificandosi col fatto che è “impegnata”; la figliola non dovrà spendere eccessivo tempo per capire se sei un cornificatore provetto o un onestuomo temporaneamente senza compagna.

Il rosso al rosso? Due “rossi” potranno discorrere liberamente, da buoni amici, senza la tipica tensione propria della seduzione reciproca, commentando amabilmente le storie che nascono tra i “verdi”.

Tutto ciò è particolarmente affascinante, niente da dire: sembra un esercizio di teoria dei giochi. Ma un grumo di problemi si addensa sul fenomeno degli accessori-semafori. Per parlar forbito diciamo che taluni principi a fondamento del meccanismo non raramente vengono a mancare. Per parlare schietto diciamo che 'sti affari non servono a una mazza. Chi li ha ideati vive nel mondo incantato dell'uomo buono: pensa che il tradimento sia raro e biasimato, che maschio e femmina riescano a controllare i propri istinti in base ad un messaggio convenzionale; si illude per di più che chi si reca nei luoghi festaioli non lo faccia con l'obiettivo segreto di vivere una storia travolgente e piccante, rossa o verde che sia.

Constato personalmente, poi, il fallimento totale di questi accessori durante una serata alla Dogana Bitch di Cremona dove i giovani frequentatori della sala da sballo non percepiscono neppure minimamente il meccanismo del semaforo. Sparse su colli, polsi, caviglie, e a gonfiare borsette e tasche stavano collanine retroilluminate rosse e verdi. Mi diverto nel capire finalmente che vanno ancora di moda 'ste cose, ma per averne conferma chiedo attorno. Be', se espongo la mia teoria che gli accessori servano a quel meccanismo, ridono. Tutti. 'zo ridi, mi vien da dire. Vedo uno che ha in mano tanti pacchettini di plastica per altrettante collanine, spente. Gli chiedo la stessa cosa, ma anche qui - un po' ebete, povero, un po' bevuto, un po' così come per scusarsi - mi dice che ah ah lui non lo sa, la gente li prende e li mette, e basta ah ah.

GASP, DOH et similia.

Definitiva conferma: coppia mano nella mano adornata di collanine verdi. NO! Improvvisamente sento il doppio dei trent'anni che mi porto in groppa. Il verde, oltre che il colore da me preferito, rimarrà ancora per molto tempo il colore delle mie collanine-semaforo. E con un breve ragionamento si capirà che nella navigazione notturna la dritta, quella segnalata in verde, è il lato più debole della barca. Mannaggia.

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