lunedì 28 gennaio 2008

Memoria e promemoria

All'indomani della Giornata della Memoria della Shoah vale la pena appuntarsi qualche nota significativa. Vale la pena perché il frutto dall'ideologia nazional-socialista potrebbe sempre riproporsi visto che il cosiddetto Male assoluto è in realtà connaturato all'uomo e alla sua condizione.

La pratica di sterminio trova radice nell'odio e l'odio trova linfa nell'ideologia. Vale dunque la pena capire quali possano essere i canali che ai giorni nostri l'ideologia sfrutta per raggiungere e avvelenare il grande pubblico o qualche elite culturale.

Ottimo terreno fertile per la cultura dell'odio si ritrova nei pessimi scritti del Commendator Piergiorgio Odifreddi, insigne matematico e fantomatico ideologo dell'Italia di oggi. In parole povere lui è comunista, ma siccome dirlo fa un po' schifo il professor commendatore ci arriva per via indiretta e dai suoi percorsi mentali vuole dimostrare la giustezza della ideologia per esclusione e per riduzione ad assurdo delle tesi opposte.

Oddio, proprio tesi no. Basta infatti gettare fango, melma e sostanze simili sopra gli Stati Uniti e qualche loro fan e per Odifreddi la dimostrazione è data. A essere sinceri il discorso delirante si snoda anche per le vie della metafisica, della religione, della cultura e dell'amministrazione spiccia del nostro Staterello, ma una cosa alla volta per carità. Basti allo sventurato lettore capire il “metodo” odifreddiano e sarà dotato di adeguati anticorpi per la lettura dell'opera omnia.

La lettura dell'orrendo «Matematico impertinente» ci dona in ouverture del capitolo Storia e Politica la sensazionale intervista a Adolf Hitler, primo firmatario della Shoah da ricordare. Andando subito al dunque la tesi di Odifreddi è il relativismo stretto. Non esiste la verità politica, non esistono principi cardine indiscutibili, nemmeno ammantati di qualche vestito per bene, stile «diritti universali dell'uomo». Tutte puttanate.

Hitler non è sinonimo di male per motivi oggettivi, e lo stesso valga per Josif Stalin. Costoro hanno perso le loro battaglie culturali e sono diventati «sinonimo del male» solo per la contingenza dei fatti; solo perché la Propaganda dei vincitori ce li presenta come tali. La storia è scritta dai vincitori: ergo, non azzardiamoci a dare giudizi di valore sull'operato e sui progetti dei due ragazzotti di cui sopra. Essi sono stati amati e Adolfo pure eletto democraticamente. Non è forse la stessa democrazia che vogliamo esportare in tutto il mondo perché portatrice di benessere e ricchezza per le nazioni? si chiederà il Nostro. Il ché dovrebbe far girare qualche rotella al bravo professore e portarlo a pensare che in sé e per sé non è la mera matematica elettorale a garantire il giusto operare del Politico e che magari ci sia spazio per una filosofia politica che - sfortunatamente per Odifreddi - non si può esporre a colpi di integrali e lagrangiane.

Lo scienziato commendatore invece non approfondisce di molto il discorso. Testimonia attraverso la bocca di Hitler il suo disprezzo per i vincitori occidentali [vincitori… Non esageriamo: Hitler - ci viene premesso da Odifreddi - è stato sconfitto solo a Stalingrado ed El Alamein. Normandia? What is this?] e ribadisce fortemente il relativismo culturale pervicace attraverso la dimostrazione che anche i vincitori dell'Ovest erano per il genocidio. Anzi l'avevano già applicato, fornendo così il «modello» per l'imbianchino austriaco, tra i primi appassionati evidentemente delle storie di cowboy.

Notoriamente gli yankee dotarono i territori conquistati di Arbeitlager, tutti quanti ornati di scritta Work makes you free. Mancando, mi sembra, di Zyclon B utilizzarono le puzzette dei soldati e dei cavalli debitamente imbottigliate per le camere (o forse tende) a gas secolo diciannovesimo. Odifreddi ci fornirà in una prossima edizione il disegno degli impianti di gassificazione

Il giusto relativismo odifreddiano ci porta anche ad eliminare il fastidiosissimo tema religioso. Non essendo Dio parola più significativa della parola Chimera o Babbo Natale il Commendatore dedica solo qualche breve cenno al fatto che le SS indossassero il Dio con noi, probabilmente su consiglio di Pio12. Il quale, ci assicura lo scrittore diffamatore tedesco Quattroacca, godette come un riccio ma muto come un pesce a veder friggere gli ebreucci d'Europa per mano dell'amico Adolfo. [La diffamazione storicamente indimostrata e su commissione sovietica/comunista piace molto anche alle elite culturali progressiste di oggi. Si veda ampia bibliografia sotto la voce uichipédica Libertà televisiva sotto il regime del nano malefico].

La parabola relativistica contempla anche l'apertura di credito (o discredito, tanto è uguale) verso le politiche eugenetiche naziste. Le quali - c'era da dubitare? - furono niente più che la continuazione di quanto iniziato dagli Stati Uniti. Oh, qui ci sarebbe a dire il vero un pochino da approfondire. Diciamo che lo scientismo ottocentesco magari qualcosina c'entrava pure in 'sta cosa dell'eugenetica. Ma Odifreddi è rinovellatore di tale andazzo ideologico, quindi fa un po' fatica a recuperare certe radici ideali un po' imbarazzanti. Come fa fatica a ricordare le politiche eugenetiche dell'Europa del Nord, quella luce di progresso a cui anche Odifreddi anela invidioso. Eppure anche la grazie-a-dio-o-chi-per-lui-non-cattolica Svezia contribuì a sperimentare politiche demografiche scientificamente impostate. Ma sì, ci si dimentica il D-Day, scordiamoci pure gli svedesi eugenetici.

Riassumiamo la mappa odifreddiana: la verità è il comunismo, il comunismo è stato storicamente sconfitto, i vincitori sono nazisti tanto quanto i nazionalSOCIALISTI di Hitler sconfitti al pari dei comunisti, la verità non esiste o comunque non è quella dei vincitori, prendete per buono che il comunismo è la verità, sempre che esista. Boh? Tanto uno vale l'altro.

Per concludere: Odifreddi crede di convincere screditando il bieco pensare comune borghese filoamericano cattolico diffuso in un popolo di anelli-al-naso antiscientifici. Trovo giusto raccomadargli a mo di promemoria che il suo modo di (non) argomentare appiattisce le differenze, mischia le acque, pesca nel torbido e non spiega nulla, non illumina nulla, non segnala nulla. È il nulla relativistico, buono a scrivere pamphlet, non certo a gettare ponti o a dialogare con chi la pensa diversamente. Soprattutto - ed è la cosa più grave - l'analisi odifreddiana è del tutto inutile a capire (o cominciare a capire) i fenomeni sociali e storici (errori e orrori) che cita.

Troppo facile Commendator Odifreddi. Il suo veleno torna utile come fertilizzante della mezzacultura snob che accetta senza problemi l'antisemitismo travestito, l'eugenetica politicamente corretta, il relativismo bonario e violento di cui in Italia - senza il minimo dubbio - lei rappresenta il campione.

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