1992. Bomba sull'autostrada all'altezza di Capaci. Muoiono Falcone, la moglie e la scorta. Due mesi dopo in Via D'Amelio muoiono Borsellino e la scorta. C'è chi all'epoca disse «Hanno vinto loro». Eppure lo Stato è rimasto, anzi ha inviato i «Vespri Siciliani» senza arrovellarsi più di tanto sul perché della Mafia, né ha atteso che si accertasse la totale estraneità alle trame mafiose di suoi "pezzi". Si è intervenuti perché non si poteva abbandonare quella terra.
Con lo stesso criterio dobbiamo ragionare di Irak: possiamo essere stati radicalmente contrari a quella guerra, possiamo etichettare «occupanti» le nostre truppe, possiamo rimanere schifati per ogni bomba che esplode e ammazza. Ma chiedere il ritiro immediato significa abbandonare un barlume di democrazia. Diversa, strana, fragile, tribale, ma una democrazia. Nata da una guerra sì, nata da un'invasione, già. Proprio come l'Italia.
Rispondiamo a queste domande: «Che cosa ci chiedono gl'iracheni?», «Che cosa ci chiede l'ONU?»,
«Come dare significato a tanta morte? a tanto sangue?».
Proviamo ad immaginare per un istante se qualcuno avesse tollerato «10, 100, 1000 Capaci!»... Proviamo ad immaginare lo slogan «Via dalla Sicilia! Ora!»...
martedì 2 maggio 2006
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