sabato 19 luglio 2008

Il fascismo darwinista


Che la Spagna sia governata da persone poco equilibrate lo si sa da tempo. Ma questa dell'allargamento del diritto alla vita alle grandi scimmie è una primizia molto gustosa. La folle corsa zapateriana corrisponde al sentire postmoderno e contemporaneo: amiamo più i nostri pets che il genere umano. Probabilmente più simpatici, esentati dal dover essere intelligenti o laboriosi, i nostri animali domestici ci dànno tanto amore, ci abituano ad aver cura di un essere vivente e tutto sommato creano pochi problemi.

Sottolineo quest'ultimo punto: gli animali non discutono. Tuttalpiù comunicano stati d'animo, procurando così ai padroni emozioni di vario tipo. Non parlano e non parleranno mai, non spiegano e non spiegheranno mai; non ragionano e non ragioneranno mai. Potranno essere addestrati accuratamente, ma non è possibile confrontare la loro “intelligenza” più sofisticata con la filosofia, l'arte e la religione degli uomini.

Il trionfo del sentimento come filosofia politica è l'ultimo confine della disumanizzazione forzata - e del tutto ingiustificata - promossa da certe forze politiche e certe élite culturali, in questa fase storica rappresentate a sinistra dal progressismo socialista. L'obiettivo principale del movimento è tradurre in azione politica (istituzionale, “di principio”, finanziamenti pubblici) le idee malsane di filosofi animalisti come Peter Singer, uno che giustifica l'infanticidio perché ai neonati manca l'uso di ragione. Un discorso che fila, no?

La radice di questa devianza dal buon senso [gli inglesi dànno per scontata la bontà di questo e quindi lo chiamano common sense, letteralmente senso comune] sta però in un fare diffuso tra molti: persone che amano i loro animali e soffrono con loro, ma calpestano volentieri le più elementari regole di rispetto umano; facili alla coccola verso peluche animati, ma refrattarie alla sincerità e al coraggio; che lacrimano per una zampina inferma, ma calpestano senza pietà un “inutile” umano.

Hitler fu amorevole fino all'ultimo con la sua Blondi e un po' meno con qualche milionata di esseri umani. Figlio - degenere forse, ma sempre figlio - del darwinismo duro e puro. Ideologia da cui l'idolo dei nostri liberal pesca, cucina e porta in tavola in salsa socialista idee balzanissime, di cui converrebbe ridere se non fossero l'inizio della fine.

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